Il caffè ne L’anomalia del francese Le Tellier

Quindi, in questo momento, io non sto bevendo il mio caffè seduto a un tavolo? Dice Silveria. Ciò che percepiamo, sentiamo, vediamo… anche quello sarebbe una simulazione? È tutto falso?

All’improvviso Meredith ha voglia di un caffè, che non le è mai piaciuto, e litiga con la macchinetta-questi stronzi, nella loro simulazione hanno persino programmato i guasti-e quando finalmente il liquido scuro e schiumoso viene giù si gira verso Adrian, che rimane lì in silenzio.

Da L’anomalia, Hervé Le Tellier.

Questo romanzo è veramente tanta roba e vorrei dire troppa. Ci sono undici personaggi che vengono introdotti all’inizio e poi scopriremo cosa li unisce. C’è una idea fantascientifica che però resta lì come una patata bollente che non sappiamo spiegare, mettendo in ridicolo i potenti che hanno in mano le sorti delle umane genti. Ci sono tanti riferimenti letterari e cinematografici disseminati come tanti sassolini: da Calvino a Coetzee, Incontri ravvicinati del terzo tipo, giusto per citare qualcosa. C’è il tema del doppio trattato in modo originale. Con un ritmo indiavolato ci si sposta tra Parigi, New York, Lagos in Africa e India. Sono arrivata a metà romanzo con tanto entusiasmo, ma la seconda parte e la chiusura mi hanno un po’ deluso. Eppure i francesi gli hanno dato il premio Goncourt.

Pensavo anche di trovare piatti tipici francesi ma ho trovato che molti personaggi bevono il caffè, americano o europeo, quasi un il filo conduttore della storia.

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